Famiglia

Lavoro: la ricerca infinita

Trentenni, disoccupati, mammoni, ma con un solo obiettivo: trovare lavoro.

 

Abbandonare il nido è cosa difficile, specie se a casa le comodità e la “mamma” ci coccolano un po’. Riuscir a trovare un lavoro è un’impresa ardua, e riuscire a rendersi indipendenti economicamente, beh…….ancora più difficile.

Spesso i padri cercano di esortarci, di spronarci, elargendo pillole della loro esperienza, affermando che ai loro tempi era ancora più difficile, ma che, con tanta voglia di fare e soprattutto,con la voglia di andare via da casa, riuscivano.

Dicono che sono tutte queste comodità, ad impedirci di formarci una famiglia. Ma siamo seri!!!!!!!!!

 

Con la crisi in atto, che tassa e tartassa, come vivere con 1000 euro al mese? Pagare un affitto, pagare le bollette, pagare un abbonamento ai mezzi per recarci al lavoro, o un’assicurazione se si possiede un’auto, e quindi, bollo, benzina, spese extra in caso di danneggiamento, fare la spesa, comprare dei vestiti, magari non di marca, dei tanto decantati mille euro, quanto resta? Cari padri, la voglia c’è, ma oggettivamente si rischia di non vivere così.

 

Il nostro presidente del Consiglio, ci ha esortati a non cercare la via facile, ossia la carriera da impiegato, con i suoi orari standardizzati, con lo stipendio fisso, con la tredicesima, ma ad essere dinamici, poliedrici, a variare nel lavoro, a fare nuove esperienze.

Così, quando decidiamo di provare, ecco che mille barriere si ergono davanti a noi: poca esperienza, o troppa, tante specializzazioni o troppo generici, l’età avanzata, non in linea con i loro standard.

Quindi? Smettiamo di buttarci nella mischia, o andiamo semplicemente via dall’Italia, la cosiddetta fuga dei cervelli. Tanti sogni infranti, che vedono la loro realizzazione all’estero, dove le potenzialità qui snobbate, diventano altrove segno di grande interesse. In questo modo arricchiamo o diamo il nostro contributo, alla crescita dell’economia del paese ospitante, che di lì a poco potrebbe divenire il nostro paese.

 

E l’Italia cosa fa, per arginare questa fuga di massa?

 

Il premier assicura “che i giovani non devono sentirsi soli, piuttosto rappresentano la priorità del governo, e promette 8 Miliardi dai fondi strutturali in attesa di destinazione per la lotta alla disoccupazione giovanile”.

 

A lanciare l’appello per i giovani – dopo che da Palermo il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva già sottolineato come si debbano “fornire prospettive di lavoro degno e durevole per i giovani” – è Mario Draghi, presidente della Bce, che in occasione della commemorazione per Federico Caffè in Roma, suo professore e maestro di vita oltre che economista riformista, sceglie il mondo accademico de La Sapienza, per ricordare alle centinaia di studenti che lo ascoltano il rischio a cui proprio loro potrebbero andare incontro in lavori marginali “come fare le fotocopie“.

Inizia il suo intervento citando le parole dello stesso Caffè : “Il pieno impiego non è soltanto un mezzo per accrescere la produzione, è un fine in sé”, sosteneva l‘economista e Draghi gli fa eco dicendo che “é un dovere della politica economica agire affinché l’economia possa avvicinarsi quanto più possibile alla piena occupazione”.

 

Belle, bellissime parole, ma sarà così? Cercheranno davvero di aiutarci a trovare un lavoro, a non abbandonare la nostra terra natia, e vivere bene?

 

Almeno è un inizio, qualcosa comincia muoversi, e finalmente stanno capendo che i giovani sono il futuro, e non si può perdere il proprio futuro.

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